No TAV, prohibido manifestarse!/ No TAV, proibito manifestare!

Testimonio de Alfredo, activista No Tav / Testimonianza di Alfredo, attivista No Tav

(Italiano sotto)

9.00h: Hemos llegado a Lyon para participar en la manifestación No Tav coincidiendo con el encuentro italo-francés. Aparcamos el coche y vamos andando hacia la concentración (legalmente autorizada)
9.10h: nos rodean 8 (sí, 8) coches con las sirenas en marcha de la policia francesa, alrededor de 30 agentes -cuando nosotros somos 5- .
Nos llevan a un muro, nos registran minuciosamente, nos identifican y nos tienen retenidos allí durante una hora. La gente se asoma desde las terrazas, preocupada. A los peatones no se les permite caminar a nuestro lado. Estamos como en una peli, parece una escena de Taxxxi. Gendarmerie-Lyon-NoTav 10.10h: la policia nos deja ir, sin consecuencias. Contactamos con los amigos que están llegando en 12 autobuses desde el Piamonte. Tenían que estar ya cerca de Lyon, pero están todavía en la frontera francesa. La policía les ha parado en la autopista, los controles son muy lentos.
12.00h: los autobuses han sido detenidos más veces, controlados e identificados en la carretera. A esta hora tenía que empezar la concentración de protesta aquí en la Gare des Brotteaux, donde nosotros y alrededor de 500 franceses les estamos esperando.
14.00h: a la entrada de Lyon los autobuses son retenidos otra vez. A esta hora tenía que empezar a moverse la manifestación.
16.00h: después de 10 horas de un viaje que tenía que durar 4 ó 5, los autobuses No Tav de Turin y Val di Susa llegan a la Plaza Brotteaux. De los autobuses bajan las caras de siempre, las que animan hace 20 años el movimiento. Las personas de los comités, muchos pensionistas, gente de mediana edad. No sólo los activistas de toda la vida, sino también simples ciudadanas. El valle está siempre presente. Y la banda musical No Tav empieza a tocar las trompetas.
16.05h: desde los altavoces, los organizadores italianos invitan a un desfile “pacífico, ordenado y tranquilo”. Además, la plaza está muy lejos del lugar donde se celebraba el encuentro intergubernamental, que de todos modos ya había acabado. Pero la policia piensa de otra manera: rodea la plaza con un despligue absolutamente desproporcionado, montando vallas de hierro y tanquetas de agua. Es casi imposile entrar en la plaza, y es absolutamente imposible salir. No se quiere permitir que los manifestantes (alrededor de 1.000 entre italianos y franceses) se mueven en desfile. Los franceses de la plaza rechazan la mediación de los comités No Tav. Estamos enjaulados. El clima es muy tenso, pero no hay ningún incidente. La banda No Tav deja de tocar.
18.00h: Los No Tav italianos suben a los autobuses para volver hacia Turin. Pero la policia no les deja salir de la plaza, porque quiere identificar antes y parar algunos manifestantes franceses que han hecho detonar algún petardo en la plaza.
18.30h: Empiezan las cargas policiales en el limitado perímetro de la plaza Brotteaux. Y aquí lo que pasa es increíble: la policia utiliza porras y spray pimienta, incluso dentro de los autobuses, contra los de el Val di Susa que habían bajado de los autobuses para averiguar lo que estaba pasando. Algunos antidisturbios empezan a entrar dentro de los autobuses para identificar a los pasajeros. Hay algun herido por golpes de porra, y muchos -sobretodo gente mayor- con crisis respiratorias.
19.00h: los 12 autobuses pueden por fin partir hacia Italia. Coches de la policía escoltan a algunos hacia la frontera, a 200km de Lyon. Este día por suerte acaba aquí.

Hoy, en Lyon, la libertad de manifestarse ha sido suspendida. Hoy un movimiento con más de 20 años de historia ha sido secuestrado, ultrajado, tratado como si fuera la peor delincuencia organizada. La intimidación, el aislamiento, la exasperación y la violencia utilizados por parte de las fuerzas del orden francesas no han sido desproporcionadas o exageradas, sino totalmente infundadas. Hay que hacerse unas preguntas sobre las modalidades de gestión del orden público: ¿qué sentido tiene parar e identificar más de una vez a los manifestantes en los autobuses para evitar que participaran en una manifestación? ¿Qué sentido tienen escoltarles hasta la salida del país? ¿Qué sentido tiene encerrar 1.000 personas en una plaza-jaula, cuando además el encuentro institucional ya había concluído, a muchos kilómetros de la plaza? Sobre estas preguntas debemos reflexionar, desde mañana. No sólo en el Val di Susa, sino en Italia. A partir de mañana, ahora es mejor irse a dormir. Buenas noches, democracia. Buenas noches, Europa.

[IT]

NoTav-Lyon

 

h. 9.00: siamo arrivati a Lyon per partecipare alla manifestazione No Tav in corrispondenza del vertice italo-francese. Parcheggiamo l’auto e ci spostiamo a piedi verso il presidio (legalmente autorizzato)
h. 9.10: veniamo circondati da 8 (sì, otto) auto a sirene spiegate della polizia francese, circa 30 agenti – e noi siamo 5 -. Veniamo messi al muro, perquisiti con estrema minuzia, identificati e tenuti lì per circa un’ora. La gente dai balconi s’affaccia preoccupata, ai pedoni non viene consentito camminare dalla nostra parte. Ci sentiamo come in un film, sembra una scena di Taxxxi.
h. 10.10: rilasciati dalla polizia senza conseguenze, contattiamo gli amici che stanno venendo con i 12 pullmann dal Piemonte. A quell’ora dovevano essere già nelle vicinanze di Lyon, invece sono ancora alla frontiera francese. La polizia li ha bloccati in autostrada, i controlli sono lentissimi.
h. 12.00: i pullmann piemontesi vengono più volte fermati, controllati e identificati per la strada. A quest’ora doveva iniziare il presidio qui a Gare des Brotteaux, dove noi e circa 500 francesi li stiamo aspettando.
h. 14.00: all’imbocco di lyon, i pullmann vengono fermati ancora una volta. A quest’ora doveva iniziare a muoversi il corteo
h. 16.00: dopo 10 ore di un viaggio che doveva durarne 4 o 5, i pullmann No Tav di Torino & Val Susa arrivano in piazza Brotteaux. Dai bus scendono le facce di sempre, quelle che animano da 20 anni il movimento. C’è la gente dei comitati, e ci sono tanti pensionati, gente di mezza età. Non solo attivisti “de toda la vida”, ma anche semplici cittadini. La valle c’è, c’è sempre. Ed Iniziano a suonare le trombe della banda musicale no tav
h. 16.05: Dagli altoparlanti, gli organizzatori italiani invitano a sfilare in un corteo “pacifico, ordinato e tranquillo” (parole testuali). Peraltro la piazza è distantissima dal luogo del vertice intergovernativo, che, tra l’altro, si è già concluso. Eppure la polizia la pensa diversamente: cinge d’assedio place brotteaux con uno spiegamento totalmente sproporzionato, montando grate di ferro e idranti. è quasi impossibile entrare nella piazza, è del tutto impossibile uscirne. Non si vuole permettere che i manifestanti (circa 1.000, tra italiani e francesi) si muovano in corteo. I responsabili di piazza francesi rifiutano le mediazioni dei comitati no tav. Siamo in gabbia. Il clima è tesissimo, ma non scoppia nessun incidente. La banda No Tav smette di suonare.
h. 18.00: i No Tav italiani salgono sui pullmann per tornare verso torino. Ma la polizia non li lascia uscire dalla piazza, perché vuole prima identificare e fermare alcuni manifestanti francesi che hanno fatto scoppiare qualche petardo dentro la piazza.
h. 18.30: iniziano cariche della polizia nello stretto perimetro della piazza Brotteaux. E qui avviene l’incredibile: la polizia usa manganelli e spray urticante, questi ultimi persino dentro i bus, contro i valsusini scesi dai bus per vedere cosa stava succedendo. Agenti antisommossa salgono sui bus per identificare i presenti. C’è qualche ferito per le manganellate, e molti (soprattutto gli anziani) con crisi respiratorie.
h. 19.00 i 12 bus possono finalmente partire verso l’Italia. Alcuni di questi vengono scortati da auto della polizia fino alla frontiera, che dista 200 km da Lyon.
Questa giornata, per fortuna, finisce qui.

Oggi, a Lyon, la libertà di manifestare è stata sospesa. Oggi un movimento con più di vent’anni di storia è stato sequestrato, oltraggiato, trattato alla stregua della peggiore delinquenza organizzata. L’intimidazione, l’isolamento, l’esasperazione e la violenza utilizzati dalle forze dell’ordine francesi non sono stati sproporzionati o eccessivi, bensì totalmente immotivati. C’è da farsi delle domande sulle modalità di gestione dell’ordine pubblico: che senso ha fermare e identificare più di una volta i manifestanti sui bus, se non quello di impedirgli di partecipare a una manifestazione? Che senso ha “scortarli” fino all’uscita del paese? Che senso ha rinchiudere un migliaio di manifestanti in una piazza-gabbia, quando peraltro il vertice istituzionale da tutelare si è già concluso, e a chilometri da quella piazza? Su queste domande si deve riflettere, da domani. Non solo in Valle di Susa, e non solo in Italia. Da domani, adesso è meglio andare a nanna. Buonanotte, democrazia. Buonanotte, Europa.
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